Sulle orme di San Paolo: il pellegrinaggio in Turchia della nostra comunità

Dal 9 al 18 luglio 2026 un gruppo di pellegrini ha vissuto un intenso itinerario in Turchia, ripercorrendo alcuni luoghi legati alla memoria dell’apostolo Paolo e alle prime comunità cristiane. Non è stato soltanto un viaggio tra città, paesaggi e testimonianze della storia, ma un vero cammino dello spirito, capace di unire preghiera, fraternità e riscoperta delle radici della fede.

Efeso, la Casa della Madonna, la Cappadocia, Istanbul e gli altri luoghi visitati hanno offerto ai partecipanti l’occasione di contemplare da vicino quella terra nella quale il Vangelo ha trovato strade nuove per diffondersi e generare vita ecclesiale. In questo contesto, il pellegrinaggio ha assunto il volto di una Chiesa in cammino, raccolta attorno alla Parola, all’Eucaristia e alla gioia dell’incontro reciproco.

Tra le testimonianze nate da questa esperienza, pubblichiamo con gratitudine quella di Filippo Vitello ed Erminia Ocello, due pellegrini della nostra parrocchia, che hanno affidato alla scrittura alcuni pensieri semplici e profondi. Le loro parole raccontano l’accoglienza trovata nel gruppo, la bellezza della preghiera condivisa, la riconoscenza verso chi ha guidato il cammino e la percezione viva dell’azione dello Spirito nei luoghi visitati.

La loro riflessione aiuta a comprendere che ogni pellegrinaggio autentico lascia nel cuore qualcosa che continua oltre il ritorno: uno sguardo più limpido sulla propria fede, una memoria più viva delle origini cristiane e un desiderio rinnovato di camminare insieme come comunità.

«Ci sono molte cose belle che si potrebbero dire di questo viaggio. Alcune sono già state espresse con grande efficacia da Mons. Salvatore Salvia, da don Paolo Marsala, da don Calogero Latino e da Federico Gianfortuna. Io mi limiterò a raccontare alcuni stati d'animo e le sensazioni che porto nel cuore.

Il momento dell'incontro è stato uno dei più belli. Per alcuni è stato un ritrovarsi: penso a Mons. Salvia, a Nino e Maria Amato, alla professoressa Torres e a suo figlio Daniele. Con tutti gli altri, invece, è bastato davvero poco per sentirsi in sintonia. Ovunque abbiamo trovato sorrisi sinceri, disponibilità all'ascolto e il desiderio di condividere le nostre esperienze di vita: il lavoro, la famiglia, le nostre diverse origini, accomunate però dagli stessi valori e alimentate dalla medesima fede.

Sin dai primi momenti ci siamo sentiti accolti e coinvolti come se appartenessimo da sempre a un gruppo unito e affiatato. Ci siamo sentiti a casa. Ed è forse questo il sentimento più bello e più importante che questo pellegrinaggio ci lascia.

Un'altra esperienza che conserverò con particolare intensità è quella della preghiera comunitaria e della celebrazione eucaristica. Non aggiungo nulla alle belle riflessioni che don Calogero ha descritte con grande profondità nel suo "diario di viaggio", pubblicato nel suo profilo facebook. Posso solo dire che ho avvertito un fortissimo senso di unità, favorito anche dalla presenza di tre sacerdoti straordinari, ciascuno con il proprio carisma e la propria sensibilità pastorale.

Consentitemi, però, una menzione speciale per Mons. Salvia, ideatore e anima di questo viaggio-pellegrinaggio. Egli crede profondamente in una Chiesa in cammino, una Chiesa che riscopre la propria dimensione spirituale attraverso l'incontro e la visita ai luoghi che hanno visto nascere e diffondersi il cristianesimo. È convinto che ripercorrere le tappe della nostra storia significhi dare maggiore profondità e consapevolezza alla fede.

Questa missione la vive con autentica passione ed entusiasmo, mettendosi al servizio degli altri con generosità e dedizione. È un progetto capace di riunire persone provenienti da realtà diverse, anche se la presenza più numerosa è quella delle comunità della diocesi di Monreale, dove Mons. Salvia è stimato e amato per una pastorale concreta, vicina alle persone e, soprattutto, a quanti si rivolgono a lui in cerca di conforto, sostegno e speranza.

Ma, come abbiamo avuto modo di constatare, Mons. Salvia non è solo. Accanto a lui operano giovani sacerdoti che condividono lo stesso spirito missionario e lo accompagnano con intelligenza, preparazione teologica e competenza storica di altissimo livello.

Grazie a guide di tale spessore ci siamo sentiti accompagnati lungo i percorsi vissuti dagli apostoli Pietro, Paolo e Giovanni; abbiamo visitato Efeso e la Casa della Madonna, respirando un'atmosfera di intensa spiritualità. E quello stesso spirito ci ha accompagnati anche nelle meraviglie della Cappadocia e nella straordinaria bellezza di Istanbul, dove storia, cultura e fede si intrecciano in modo unico.

Un sincero ringraziamento va anche all'agenzia di Federico (Etoiltour) che ha saputo organizzare con grande professionalità un viaggio tanto articolato, e alla nostra guida Nurdan, sempre competente, disponibile e appassionata.

Eppure, credo che tutti noi siamo concordi nel riconoscere che la vera Guida del nostro cammino sia stata un'altra: quel soffio dello Spirito che abbiamo percepito nei luoghi visitati, nelle celebrazioni condivise e nei momenti di silenzio. È stato quel soffio a farci riscoprire, talvolta fino alla commozione, la fede dei nostri padri e il significato più autentico del pellegrinaggio.

Per questo io e mia moglie Erminia desideriamo esprimere la nostra più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza. Essa rappresenta una tappa importante della nostra vita e della nostra crescita spirituale.

Concludo con alcune parole di grandi viaggiatori e pensatori che sembrano racchiudere il senso più profondo di quanto abbiamo vissuto.

Johann Wolfgang von Goethe scriveva: «Il viaggio migliore è quello che risponde alle domande che ti porti dentro». È proprio ciò che abbiamo sperimentato: non siamo tornati soltanto con nuove immagini negli occhi, ma con una fede più consapevole nel cuore.

E ancora, lo stesso Goethe affermava: «L'Europa è stata costruita sui pellegrinaggi». Visitare i luoghi dove il cristianesimo ha mosso i suoi primi passi significa ritrovare anche una parte delle nostre radici spirituali e culturali.

Sant'Agostino ci ricorda che «Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge una sola pagina». Noi abbiamo avuto il privilegio di leggerne alcune tra le più belle e significative.

Infine, mi piace ricordare le parole di Marcel Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi». Credo che questo pellegrinaggio ci abbia donato proprio questo: uno sguardo nuovo sulla nostra fede, sulla storia della Chiesa e anche su noi stessi.

Per questo il nostro auspicio è che questa esperienza non rimanga un episodio isolato, ma diventi l'inizio di un cammino destinato a continuare. Perché ogni pellegrinaggio non rappresenta mai un punto d'arrivo, bensì una nuova partenza. E, se Dio vorrà, saremo felici di rimetterci ancora in cammino insieme.»

Le parole di Filippo ed Erminia restituiscono bene il significato più profondo di quanto è stato vissuto in quei giorni: il pellegrinaggio cristiano non coincide semplicemente con il visitare luoghi santi, ma diventa esperienza di comunione, di conversione interiore e di riscoperta della presenza di Dio nella storia e nella vita personale. Quanto è stato contemplato lungo questo itinerario chiede ora di essere custodito, meditato e tradotto nella quotidianità della fede.

Il ritorno a casa, infatti, non chiude il cammino, ma lo rilancia. La grazia ricevuta nei giorni trascorsi sulle orme di San Paolo può continuare a portare frutto nella preghiera, nella vita familiare, nel servizio ecclesiale e nel desiderio di testimoniare con maggiore convinzione il Vangelo.

La comunità parrocchiale di Rignano Flaminio accompagna con gratitudine il ricordo di questa esperienza e rende grazie al Signore per i doni seminati nel cuore dei pellegrini. La testimonianza condivisa da Filippo Vitello ed Erminia Ocello diventa così anche un invito per tutti a riscoprire la bellezza del mettersi in cammino, lasciandosi guidare dallo Spirito verso una fede sempre più consapevole e viva.

di Don Paolo Marsala Filippo Vitello ed Erminia Ocello