La testimonianza dei santi e l'unità dei cristiani
Quest'anno la festa dei Santi Patroni Vincenzo e Anastasio è coincisa con la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, e la nostra comunità ha voluto vivere questa coincidenza non come una semplice curiosità del calendario, ma come un vero e proprio segno: la memoria dei santi che hanno segnato la storia di Rignano Flaminio si è incontrata con il cammino che tutta la Chiesa compie verso la comunione.
Su invito dell'Ufficio per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Diocesi di Civita Castellana, la parrocchia ha ospitato una serata di riflessione guidata da Valentina Vartui Karakhanian, dal titolo "La testimonianza dei santi e l'unità dei cristiani". Un tema ampio ed esigente, che ha aiutato tutti i presenti a riscoprire un'idea semplice ma spesso dimenticata: l'unità tra i cristiani non è un accordo tra istituzioni, ma un dono di Dio da accogliere e custodire.
L'unità come dono, non come conquista
Il punto di partenza della riflessione è stata la Lettera di San Paolo agli Efesini (4,1-13), scelta dalla Chiesa per guidare la Settimana di Preghiera 2026. Paolo non dice "create l'unità", ma "conservate l'unità che viene dallo Spirito Santo": un'unità che non si costruisce, ma si accoglie; non si impone, ma si serve. Le virtù che indica — umiltà, mitezza, pazienza, carità fraterna — non sono strategie diplomatiche, ma il terreno concreto su cui l'unità può fiorire.
La santità, linguaggio comune a tutte le Chiese
Da qui il secondo passaggio: se l'unità è un dono, la nostra risposta è la vocazione alla santità, di cui parla il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium come vocazione universale, rivolta a ogni battezzato. La santità, è stato ricordato, è un linguaggio che tutte le Chiese comprendono, al di là delle divisioni storiche. San Giovanni Paolo II parlava a questo proposito di "ecumenicità dei santi" e di "comunione dei martiri", osservando che nel sangue dei martiri — cattolici, ortodossi, anglicani, evangelici — non ci sono più divisioni.
Vincenzo e Anastasio, profeti di comunione
Il cuore della serata è stato naturalmente lo sguardo rivolto ai nostri Santi Patroni. Vincenzo e Anastasio non appartengono solo alla memoria di Rignano: la Chiesa intera li riconosce come testimoni di una fede vissuta fino al dono totale di sé. Dalla loro storia sono emerse cinque parole chiave: Cristo al centro, fedeltà, memoria, comunione e testimonianza — parole che, è stato sottolineato, non si discutono ma si vivono.
Non è mancato un riferimento alla santità "della porta accanto", quella di cui parla Papa Francesco in Gaudete et exsultate: una santità silenziosa, fatta di gesti quotidiani, che nella nostra Chiesa locale ha avuto un volto familiare in don Pier Luigi Quatrini, il "don Piccolo", ricordato per la sua mitezza e la sua capacità di accogliere.
Un invito per la nostra comunità
La serata si è conclusa con un invito rivolto a tutti i presenti: non limitarsi a comprendere un tema, ma lasciarsi chiamare a diventare, nel proprio piccolo, testimoni di comunione e artigiani di unità — nelle famiglie, nelle relazioni, nei rapporti con i cristiani di altre confessioni. Un invito che la parrocchia raccoglie volentieri, affidando questo cammino all'intercessione dei Santi Vincenzo e Anastasio.
«Perché tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).