Una parrocchia al servizio delle persone, ponte fra tradizione e futuro

La digitalizzazione e la diffusione degli strumenti di comunicazione digitale non riguarda solo la pubblica amministrazione, ma interessa anche altre istituzioni fra cui quelle religiose. È ormai diffusa da anni l'abitudine di dotare anche le parrocchie di siti Internet in cui si informano i fedeli sulle attività, gli orari delle messe, le opportunità di volontariato.
Da qualche mese, anche la nostra parrocchia si è dotata di un sito moderno e funzionale che ho esplorato con grande curiosità e che mi ha colpito per alcune caratteristiche su cui credo sia bello riflettere insieme.
Partiamo da una considerazione di base: i siti Internet non sono strumenti di comunicazione neutrali ma esprimono sempre delle scelte molto precise sull’organizzazione che rappresentano.
Ogni scelta riguardante le informazioni fornite, il modo in cui sono organizzate, i canali di comunicazione attivati (o non attivati) esprime delle decisioni, implicite o esplicite, consapevoli o inconsapevoli, su ciò che l’organizzazione pensa di se stessa, quali sono le sue priorità e come desidera essere percepita dai suoi interlocutori.
Fra le scelte adottate nella costruzione del sito della parrocchia dei SS Vincenzo e Anastasio salta subito agli occhi la centralità della comunità rignanese e del concetto di servizio. Non è una scelta scontata né, credo, casuale. Dal claim iniziale (“Una comunità di fede al servizio di Rignano Flaminio) all’importanza attribuita alle associazioni e ai servizi di carità e catechesi, molto nel sito parla di attenzione e amore per il territorio.
La voce di menù “chi siamo”, non mette al centro (come in altri siti che ho visitato) personalità specifiche, ma concentra tutta l’attenzione, oltre che sui Patroni, sui luoghi in cui la comunità esprime la propria vita spirituale con celebrazioni e momenti comunitari.
L'attenzione al servizio si esprime anche con un uso intelligente dei canali di comunicazione digitali che servono non solo a informare su orari, luoghi e attività, ma anche a interagire a distanza sia comunicando richieste e disponibilità a collaborare, sia richiedendo certificati, attestati e altri documenti, ora disponibili in formato digitale. E anche questo è un tema di cui andare fieri perché dietro a questo servizio c'è un importante lavoro di digitalizzazione dei documenti e creazione di un database tutt'altro che scontato.
Sono una convinta sostenitrice della necessità di sfruttare il lato "buono" della digitalizzazione che caratterizza la nostra epoca e credo che questo sito sia un ottimo esempio di come questo sia possibile, senza per questo togliere centralità alle persone e alla tradizione.
Complimenti allora a tutta la squadra che ha reso possibile questo risultato e buon lavoro per il futuro!

Raffaella Rojatti

Animatori Grest: non solo un ruolo, ma un luogo di crescita.

Quest'anno ho avuto il piacere di essere commissario esterno agli Esami di Maturità all’IIS Margherita Hack di Rignano Flaminio.
Il nuovo colloquio invita i candidati a raccontare le esperienze che hanno contribuito maggiormente alla loro crescita, descrivendo le competenze acquisite e il valore formativo del loro percorso.
C'è un dato che mi ha profondamente colpita: circa l'80% degli studenti ha scelto di raccontare del loro percorso di animatori al Grest e non lo hanno descritto come una semplice esperienza estiva, ma come un luogo in cui hanno imparato a collaborare, ad assumersi responsabilità, a comunicare, a gestire gli imprevisti, a prendersi cura degli altri e a mettersi in gioco. In altre parole, hanno riconosciuto nel Grest una vera scuola di vita.
Ascoltare così tanti giovani indicare il Grest come una delle esperienze più significative del loro percorso è la conferma che educare non significa solo trasmettere conoscenze, ma anche offrire occasioni concrete per crescere come persone e sviluppare competenze che accompagneranno questi ragazzi ben oltre la scuola.
È un messaggio che vale la pena di sottolineare e che deve rendere orgogliosi tutti coloro che, con passione e gratuità, dedicano tempo ed energie all'organizzazione del Grest, contribuendo ogni estate a lasciare un segno nella vita di tanti giovani.

Di Annalisa Di Domenico, docente

Don Augusto: da parroco a vescovo di due diocesi

Un mese fa, il 21 giugno 2026, abbiamo vissuto un momento di Chiesa tanto raro quanto ricco di grazia: don Augusto, nostro parroco dal 2011 al 2023, veniva ordinato Vescovo di Pistoia e di Pescia, prendendo possesso delle due diocesi. Un evento straordinario che, proprio per la sua unicità, abbiamo iniziato a preparare fin dal primo istante in cui è giunta la notizia della sua nomina da parte di Papa Leone XIV.


Ci siamo accostati a questo evento nella preghiera, vivendo il tempo di Pasqua con animo rinnovato, mentre i ricordi del suo ministero tra noi si facevano ancora più vivi e intensi. Stupore per la scelta del Papa, ma anche profonda gratitudine, che si è espressa concretamente nel dono della mitria per la sua ordinazione episcopale: un segno che raccoglie e custodisce dodici anni di vita condivisa, fatti di relazioni, tradizioni e di una presenza discreta ma costante nella nostra comunità.


È stata una giornata intensa, vissuta passo dopo passo: né il lungo viaggio né il caldo hanno attenuato il nostro entusiasmo. Accolti con grande cura dai volontari della diocesi di Pistoia, abbiamo atteso l’apertura della chiesa di San Francesco, luogo dell’ordinazione, dove tutto era predisposto per permettere a ciascuno di partecipare serenamente, sia all’interno sia nel chiostro.


La celebrazione, partecipata e toccante, ha raggiunto il suo culmine nella solenne processione che ha accompagnato don Augusto dalla chiesa di San Francesco alla Cattedrale di San Zeno. Un corteo ricco di segni e di storia, impreziosito dalla presenza della nostra Confraternita dei Patroni, dal corteo storico di Pistoia e dalla Compagnia di San Giacomo, insieme a vescovi, sacerdoti e a tutto il popolo di Dio che ha accompagnato “don Agu” verso quella che è divenuta la sua cattedrale.


Particolarmente emozionante è stato il momento della presa di possesso, atto conclusivo di una giornata lunga e intensa. Nel viaggio di ritorno, a notte inoltrata, la stanchezza ha lasciato spazio alla gioia e alla gratitudine al Signore per il cammino condiviso in questi anni.


Un cammino spirituale e concreto che don Augusto — pellegrino esperto e instancabile — saprà certamente proseguire anche nel suo nuovo ministero. Non mancheranno, ne siamo certi, occasioni in cui tornerà tra noi con la sua semplicità: le magliette, il clergyman e, nelle solennità, la talare, ora divenuta viola. Ma resterà sempre il don Augusto che abbiamo conosciuto: un pastore che cammina insieme al suo gregge.

Di Davide De Luca

Sulle orme di San Paolo: il pellegrinaggio in Turchia della nostra comunità

Dal 9 al 18 luglio 2026 un gruppo di pellegrini ha vissuto un intenso itinerario in Turchia, ripercorrendo alcuni luoghi legati alla memoria dell’apostolo Paolo e alle prime comunità cristiane. Non è stato soltanto un viaggio tra città, paesaggi e testimonianze della storia, ma un vero cammino dello spirito, capace di unire preghiera, fraternità e riscoperta delle radici della fede.

Efeso, la Casa della Madonna, la Cappadocia, Istanbul e gli altri luoghi visitati hanno offerto ai partecipanti l’occasione di contemplare da vicino quella terra nella quale il Vangelo ha trovato strade nuove per diffondersi e generare vita ecclesiale. In questo contesto, il pellegrinaggio ha assunto il volto di una Chiesa in cammino, raccolta attorno alla Parola, all’Eucaristia e alla gioia dell’incontro reciproco.

Tra le testimonianze nate da questa esperienza, pubblichiamo con gratitudine quella di Filippo Vitello ed Erminia Ocello, due pellegrini della nostra parrocchia, che hanno affidato alla scrittura alcuni pensieri semplici e profondi. Le loro parole raccontano l’accoglienza trovata nel gruppo, la bellezza della preghiera condivisa, la riconoscenza verso chi ha guidato il cammino e la percezione viva dell’azione dello Spirito nei luoghi visitati.

La loro riflessione aiuta a comprendere che ogni pellegrinaggio autentico lascia nel cuore qualcosa che continua oltre il ritorno: uno sguardo più limpido sulla propria fede, una memoria più viva delle origini cristiane e un desiderio rinnovato di camminare insieme come comunità.

«Ci sono molte cose belle che si potrebbero dire di questo viaggio. Alcune sono già state espresse con grande efficacia da Mons. Salvatore Salvia, da don Paolo Marsala, da don Calogero Latino e da Federico Gianfortuna. Io mi limiterò a raccontare alcuni stati d'animo e le sensazioni che porto nel cuore.

Il momento dell'incontro è stato uno dei più belli. Per alcuni è stato un ritrovarsi: penso a Mons. Salvia, a Nino e Maria Amato, alla professoressa Torres e a suo figlio Daniele. Con tutti gli altri, invece, è bastato davvero poco per sentirsi in sintonia. Ovunque abbiamo trovato sorrisi sinceri, disponibilità all'ascolto e il desiderio di condividere le nostre esperienze di vita: il lavoro, la famiglia, le nostre diverse origini, accomunate però dagli stessi valori e alimentate dalla medesima fede.

Sin dai primi momenti ci siamo sentiti accolti e coinvolti come se appartenessimo da sempre a un gruppo unito e affiatato. Ci siamo sentiti a casa. Ed è forse questo il sentimento più bello e più importante che questo pellegrinaggio ci lascia.

Un'altra esperienza che conserverò con particolare intensità è quella della preghiera comunitaria e della celebrazione eucaristica. Non aggiungo nulla alle belle riflessioni che don Calogero ha descritte con grande profondità nel suo "diario di viaggio", pubblicato nel suo profilo facebook. Posso solo dire che ho avvertito un fortissimo senso di unità, favorito anche dalla presenza di tre sacerdoti straordinari, ciascuno con il proprio carisma e la propria sensibilità pastorale.

Consentitemi, però, una menzione speciale per Mons. Salvia, ideatore e anima di questo viaggio-pellegrinaggio. Egli crede profondamente in una Chiesa in cammino, una Chiesa che riscopre la propria dimensione spirituale attraverso l'incontro e la visita ai luoghi che hanno visto nascere e diffondersi il cristianesimo. È convinto che ripercorrere le tappe della nostra storia significhi dare maggiore profondità e consapevolezza alla fede.

Questa missione la vive con autentica passione ed entusiasmo, mettendosi al servizio degli altri con generosità e dedizione. È un progetto capace di riunire persone provenienti da realtà diverse, anche se la presenza più numerosa è quella delle comunità della diocesi di Monreale, dove Mons. Salvia è stimato e amato per una pastorale concreta, vicina alle persone e, soprattutto, a quanti si rivolgono a lui in cerca di conforto, sostegno e speranza.

Ma, come abbiamo avuto modo di constatare, Mons. Salvia non è solo. Accanto a lui operano giovani sacerdoti che condividono lo stesso spirito missionario e lo accompagnano con intelligenza, preparazione teologica e competenza storica di altissimo livello.

Grazie a guide di tale spessore ci siamo sentiti accompagnati lungo i percorsi vissuti dagli apostoli Pietro, Paolo e Giovanni; abbiamo visitato Efeso e la Casa della Madonna, respirando un'atmosfera di intensa spiritualità. E quello stesso spirito ci ha accompagnati anche nelle meraviglie della Cappadocia e nella straordinaria bellezza di Istanbul, dove storia, cultura e fede si intrecciano in modo unico.

Un sincero ringraziamento va anche all'agenzia di Federico (Etoiltour) che ha saputo organizzare con grande professionalità un viaggio tanto articolato, e alla nostra guida Nurdan, sempre competente, disponibile e appassionata.

Eppure, credo che tutti noi siamo concordi nel riconoscere che la vera Guida del nostro cammino sia stata un'altra: quel soffio dello Spirito che abbiamo percepito nei luoghi visitati, nelle celebrazioni condivise e nei momenti di silenzio. È stato quel soffio a farci riscoprire, talvolta fino alla commozione, la fede dei nostri padri e il significato più autentico del pellegrinaggio.

Per questo io e mia moglie Erminia desideriamo esprimere la nostra più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza. Essa rappresenta una tappa importante della nostra vita e della nostra crescita spirituale.

Concludo con alcune parole di grandi viaggiatori e pensatori che sembrano racchiudere il senso più profondo di quanto abbiamo vissuto.

Johann Wolfgang von Goethe scriveva: «Il viaggio migliore è quello che risponde alle domande che ti porti dentro». È proprio ciò che abbiamo sperimentato: non siamo tornati soltanto con nuove immagini negli occhi, ma con una fede più consapevole nel cuore.

E ancora, lo stesso Goethe affermava: «L'Europa è stata costruita sui pellegrinaggi». Visitare i luoghi dove il cristianesimo ha mosso i suoi primi passi significa ritrovare anche una parte delle nostre radici spirituali e culturali.

Sant'Agostino ci ricorda che «Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge una sola pagina». Noi abbiamo avuto il privilegio di leggerne alcune tra le più belle e significative.

Infine, mi piace ricordare le parole di Marcel Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi». Credo che questo pellegrinaggio ci abbia donato proprio questo: uno sguardo nuovo sulla nostra fede, sulla storia della Chiesa e anche su noi stessi.

Per questo il nostro auspicio è che questa esperienza non rimanga un episodio isolato, ma diventi l'inizio di un cammino destinato a continuare. Perché ogni pellegrinaggio non rappresenta mai un punto d'arrivo, bensì una nuova partenza. E, se Dio vorrà, saremo felici di rimetterci ancora in cammino insieme.»

Le parole di Filippo ed Erminia restituiscono bene il significato più profondo di quanto è stato vissuto in quei giorni: il pellegrinaggio cristiano non coincide semplicemente con il visitare luoghi santi, ma diventa esperienza di comunione, di conversione interiore e di riscoperta della presenza di Dio nella storia e nella vita personale. Quanto è stato contemplato lungo questo itinerario chiede ora di essere custodito, meditato e tradotto nella quotidianità della fede.

Il ritorno a casa, infatti, non chiude il cammino, ma lo rilancia. La grazia ricevuta nei giorni trascorsi sulle orme di San Paolo può continuare a portare frutto nella preghiera, nella vita familiare, nel servizio ecclesiale e nel desiderio di testimoniare con maggiore convinzione il Vangelo.

La comunità parrocchiale di Rignano Flaminio accompagna con gratitudine il ricordo di questa esperienza e rende grazie al Signore per i doni seminati nel cuore dei pellegrini. La testimonianza condivisa da Filippo Vitello ed Erminia Ocello diventa così anche un invito per tutti a riscoprire la bellezza del mettersi in cammino, lasciandosi guidare dallo Spirito verso una fede sempre più consapevole e viva.

di Don Paolo Marsala Filippo Vitello ed Erminia Ocello

Passo dopo passo con Maria: la Via Lauretana torna a unire territori e comunità

La Via Lauretana, il più antico cammino mariano che collega Roma a Loreto attraversando Lazio, Umbria e Marche, continua il suo percorso di rinascita grazie a un importante lavoro condiviso tra diocesi, istituzioni e realtà locali. Dopo anni di studio e progettazione, il tratto laziale sta progressivamente tornando percorribile, restituendo ai pellegrini un itinerario ricco di storia, fede e bellezza.

La firma dell'accordo per il recupero e la valorizzazione del percorso ha rappresentato un passaggio fondamentale, coinvolgendo le quattro diocesi del Lazio interessate, numerosi Comuni, enti, associazioni e Pro Loco. Un'alleanza che guarda non solo alla tutela del patrimonio storico e religioso, ma anche alla promozione di un'accoglienza diffusa e di un turismo lento, capace di valorizzare i territori attraversati.

Un momento particolarmente significativo è stato il pellegrinaggio della statua della Madonna di Loreto, svoltosi nell'ambito del Giubileo della Spiritualità Mariana. La Peregrinatio Mariae ha attraversato le tre regioni coinvolte, riunendo migliaia di fedeli in un intenso cammino di preghiera culminato a Roma con l'accoglienza da parte di Papa Leone XIV.

Parallelamente prosegue il lavoro sul tracciato: vengono installate le nuove segnaletiche, individuate varianti e collegamenti con altri importanti cammini, come la Via Francigena e la Via Amerina. Sono inoltre in fase di realizzazione strumenti digitali, tra cui virtual tour, mappe, tracce GPS e informazioni utili ai pellegrini.

La Via Lauretana torna così a essere molto più di un itinerario: è un cammino che unisce comunità, custodisce la memoria cristiana dei luoghi e invita a riscoprire il valore del pellegrinaggio come esperienza di fede, incontro e speranza.

Francesco Marcorelli

Delegato per i Cammini Giubilari della Diocesi di Civita Castellana

Referente per il Lazio della via Lauretana

Consigliere Nazionale UNPLI